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MUNCH EDVARD (pittore norvegese) IL GRIDO XX Secolo Ammirabile: Munchmuseet Oslo
Tavola cm 83.5 x 66
L'opera:

Il dipinto è conservato nel museo Munch di Oslo. Nel '44, dopo la morte dell'artista, tutte le sue opere furono donate, per volere di Munch stesso, al Comune della capitale. Il problema subito evidente fu lo stato di conservazione delle opere che si presentavano piene di buchi e lacerazioni, con cadute di colore piuttosto consistenti. Così si rese necessario un immediato intervento di restauro e ripristino. Questi insidiosi inconvenienti erano stati provocati dall' artista stesso che teneva le proprie opere esposte agli agenti atmosferici, affinché si attutissero certe tonalità squillanti. Tale sistema, che il pittore definiva "cura da cavalli", non fu l'unico responsabile del deterioramento della superficie dei quadri, in quanto sappiamo dai documenti quanto Munch amasse sperimentare tecniche sempre nuove, anche se non sempre sicure.

Analisi stilistica:

L'opera dipinta nel 1863 è precedente ai contatti con la cultura artistica francese e tedesca, tuttavia è già un'opera matura e pregnante. Essa si colloca in un contesto culturale tutto norvegese, e i motivi ispiratori possono essere ricercati nella produzione drammatica di Ibsen. Il personaggio centrale si proietta fuori dalla tavola e viene a coinvolgere direttamente lo spettatore, mentre la disposizione ondulata delle pennellate e del giallo generano un'atmosfera lugubre, quasi infernale, certamente angosciante.

Bibliografia

Munch Edvard (Loiten, 12 dicembre 1863-Ekely, 24 gennaio 1944).
Dopo essere stato indirizzato dalla famiglia verso studi tecnici, Munch volle iscriversi alla Scuola Reale di disegno di Oslo. In quel periodo fu influenzato dai consigli di Christian Krogh e dalla sua pittura decisamente naturalistica, sensibile alla cultura francese. La mostra di Oslo del 1889 provocò uno scandalo, ma offrì al giovane artista l'occasione di ottenere una borsa di studio grazie alla quale potè recarsi in Francia e in Germania. Il viaggio in Francia fu fondamentale per aprirlo a una cultura di più ampio respiro. Inizialmente Munch rimase colpito dai ritratti di Manet, mentre le opre di Gauguin, Van Gogh e Toulouse-Lautrec lo aiutarono a superare il naturalismo iniziale e a impadronirsi degli strumenti per esprimere il senso tragico della vita. Questo filo conduttore che attraversa la storia di Munch deriva in parte da una naturale propensione dell'artista, in parte dall'influsso culturale di personaggi come Ibsen e Strinberg che l'artista ebbe modo di conoscere direttamente. Nel 1893 ebbe luogo la celebre mostra di Berlino, dove non mancarono i dissensi ,ma che certamente preparò la strada alla nascita dell'Espressionismo tedesco e segnatamente al gruppo "Die Brucke". Tra il 1893 e il 1918 Munch lavorò al grande ciclo del Fregio della vita, progettato per realizzare un grande affresco sull'amore, la vita e la morte e mai compiuto. Nel 1896 fu chiamato a realizzare le scenografie per il Peer Gynt rappresentato al Teatro dell'Opera di Parigi.Purtroppo questa attività fu ostacolata dalla grave malattia nervosa che colse l'artista nel 1908 che allora si stabilì definitivamente in Norvegia. La grafica e litografica di Munch divenne un fondamentale riferimento per gli Espressionisti tedeschi come Kirchner e Schmidt-Rottluff.