
| DUERER ALBRECHT (pittore tedesco)
AUTORITRATTO CON GUANTI XV - XIV Secolo
lo si può ammirare: Museo del Prado Madrid Tavola cm 52 x 41 |
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L'opera: Il quadro è firmato e datato e reca una lunga iscrizione in tedesco che dice:" Io ho fatto questo secondo le mie sembianze quando avevo ventisei anni". Dopo la firma troviamo il tipico monogramma del pittore, ripetuto in molti dei suoi dipinti e costituito dalla lettera A e D inserite una nell'altra. L'Autoritratto fu donato dalla città di Norimberga, patria di Duerer, a Thomas Howard, conte di Arundel, da cui pervenne alle collezioni di Carlo I d'Inghilterra. Alla vendita di queste giunse in Spagna all'Alcazar nel 1686, e finalmente entrò al museo del Prado nel 1827. Analisi stilistica: In questo autoritratto verosimile eseguito di fronte ad uno specchio, Albrecht Duerer ha raffigurato se stesso a mezzo busto e di tre quarti, con l'avambraccio destro appoggiato su un davanzale in primo piano e con le mani congiunte. La figura è collocata all'interno di un piccolo vano dal quale una finestra aperta sul margine destro lascia intravedere un paesaggio montuoso. L'artista è abbigliato con vesti ricche e raffinate: si notino soprattutto il curioso copricapo, il nastro intrecciato che lega il mantello e i guanti. Il taglio monumentale del dipinto, la posa ferma e decisa del personaggio, i colori chiari e luminosi suggeriscono un rapporto con la contemporanea ritrattistica italiana. Sappiamo infatti che tra il 1494 e il 1495 Duerer aveva compiuto un viaggio in Italia, visitando il Trentino e l'Alto Adige, Mantova, Padova ma soprattutto Venezia. Trascinando l'Autoritratto con fiore d'eringio, dipinto con ogni probabilità dalla fidanzata Agnes Frey nel 1439 (l'eringio era simbolo di fedeltà coniugale), il quarto del Prado può essere considerato il primo autoritratto autonomo di Duerer e di tutta la pittura tedesca, ovvero il primo a costituire un'opera un'opera |
| a sé stante e svincolata da qualsiasi occasione o commissione. Il vero fine dell'opera risiede nell'elogio di se stesso e della fama già acquisita all'eta di soli ventisei anni grazie ai cicli di incisione già noti in tutta Europa. È la rivendicazione di un ruolo diverso per l'artista, non più semplice artigiano, ma uomo di cultura, in rapporto con i ceti al potere.Una posizione che gli artisti stavano già guadagnando in Italia, ma che era del tutto sconosciuta nei paesi germanici. | |