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DOMENICHINO (pittore italiano) LE SILENTE DU CARRACHE XVII Secolo Ammirabile al: Museo del Louvre Parigi
Tela cm 38 X 47
L'opera:

Il dipinto di Annibale Carracci, che fu utilizzato come modello dal Domenichino è conservato nelle collezioni reali di Hampton Court in Inghilterra. Questa copia venne acquisita nel 1671 da Jabach per la collezione di Luigi XIV.
Analisi stilistica:

Questo dipinto è una copia, con varianti, di un originale di Annibale Carracci; elementi tipologici e stilistici che consentono di collegarlo con l'attività giovanile di Domenichino e precisamente con i primi anni del suo soggiorno romano, durante il quale collaborò ai più importanti cicli pittorici commissionati al Carracci, tra cui quello della Galleria Farnese. Mettendo a confronto le due versioni, appare evidente che Domenichino è ben lungi dal limitarsi ad una pedante imitazione dell'originale ed offre una personale interpretazione del classicismo romano del XVII secolo, inaugurato dal Carracci stesso. Questo orientamento dell'artista riduce purtroppo l'eccezionale portata emotiva del soggetto, nella quale traspare l'allusione alla consapevolezza che ha la Vergine del tragico destino a cui andrà incontro il figlio nel Silente di Hampton Court il Carracci si esprime ricorrendo ad un linguaggio pittorico impregnato di un morbido chiaroscuro, ereditato da Correggio e adatto alla resa di un soggetto intimistico e devozionale come questo. Il grande Domenichino, invece, avvolge la sua composizione in una luce uniforme che inonda il corpo del Bambino addormentato, che così assume una plasticità raffaellesca. L'artista disegna con rigore i contorni delle figure e ne blocca i movimenti; si sofferma a descrivere l'acconciatura della Vergine, indugia con qualche tocco di luce sui teneri ricci del S. Giovannino, posa sul tavolo delicati fiori bianchi per ricercare un purismo accademico che è alla base della sua arte. Il classicismo del XVII secolo trova nel Domenichino il suo interprete più intellettuale, che utilizza un disegno infallibile per costruire una monumentale composizione della masse plastiche. L'artista così scriveva al prelato Giovan Battista Agucchi, suo amico e mecenate:" Il disegno dà l'esistenza, non c'è niente che abbia una forma fuori dai suoi contorni precisi."
Il Classicismo di Domenichino

Nel panorama della riforma classicista dominante a Roma nel primo trentennio del Seicento, l'arte di Domenichino ebbe un ruolo fondamentale per il rapporto con le teorie artistiche elaborate dal prelato Giovan Battista Agucchi, rapporto che costituisce una felice congiunzione tra la tradizione classica e pagana dell'antica Roma e il classicismo di Raffaello nella sua maturità. Infatti parallelamente alle teorie dell'Agucchi, il classicismo di Domenichino si fonda sul metodico e rigoroso studio di Raffaello e dell'antichità classica teso alla ricerca della bellezza ideale: da questo deriva al pittore la chiarezza dell'impaginazione, simile ai fregi classici, la purezza del colore e la resa composta dei sentimenti. Queste qualità che trovano ulteriori espressioni nella Storie di Santa Cecilia, affrescate in San Luigi dei Francesi a Roma tra il 1612 e il 1615, rimarranno costanti anche nella tarda produzione più retorica e barocca.