 L'opera:
la tavola e ricordata dal Vasari (1550-1568) nella villa di Cosimo I a castello. L'opera fu commissionata al Botticelli da Lorenzo il magnifico come dono al fratello Giuliano. Morto questi, il quadro fu utilizzato come regalo di nozze per il nipote Lorenzo di
Pierfrancesco, e sistemato sopra il letto della camera nuziale. Nel 1815 l'opera venne trasferita da castello alla Galleria degli Uffizi, passò poi
all'Accademia, per tornare agli Uffizi nel 1919. Gli studiosi tendono a porre il dipinto nel periodo che va dal 1475 al 1486, anche se la maggior pare concorda per una datazione
attorno alla metà degli anni '80.
Analisi stilistica:
Le figure distribuite davanti a un boschetto ombroso, isolate singolarmente o a gruppi, sono collegate fra loro da un andamento ad onda, che ha il suo punto di equilibrio nella figura della Venere al centro. Al di là dell'altissimo livello tecnico e formale dell'esecuzione, particolarmente evidente nella trasparenza e dei veli e nella perfezione dei contorni, la
Primavera ha principalmente attratto l'attenzione degli studiosi per i suoi contenuti filosofici e letterali, che hanno permesso di metterla in relazione alle immagini evocate dal poemetto Le Stanze del Poliziano, poeta fiorentino alla corte medicea composte per Giuliano de Medici e rimaste incompiute a causa della sua tragica morte avvenuta nel 1478. Delle tante interpretazioni che sono state proposte per svelare i sottili messaggi simbolici presenti nel dipinto - vi si trovano precisi riferimenti ai testi classici di Lucrezio, Ovidio e Virgilio - la più attendibile resta quella che si ispira al principio filosofico di Marsilio
Ficino. Botticelli raffigura l'amore umano personificato da Zefiro che afferra la ninfa Cloris trasformandola in Flora (Primavera), mentre Venere, attraverso Eros (Cupido), guida ed alimenta il processo intellettuale all'uso delle tre Grazie, fino all'origine della passione, alla contemplazione rappresentata da Mercurio. L'amore non è solo una forza che da la vita, esso può sublimarsi e arrivare alla contemplazione , trascendendo la realtà materiale. Il recente restauro effettuato sul dipinto ha permesso di individuare molte delle specie botaniche presenti nel prato, realizzato ad imitazione degli arazzi fiamminghi detti "a millefiori", all'epoca assai diffusi. |