 L'opera:
Nel XVII secolo il dipinto
apparteneva alla collezione del console britannico a Venezia, Smith, che la esportò a Londra dove entrò a far parte della raccolta di J. Reynolds con l'attribuzione a
Mantegna. Nel 1863 l'intera collezione passò al National Gallery di Londra. A quel tempo dedita ad una politica di incremento nell'acquisizione di opere italiane del XV e XVI secolo.
Analisi stilistica:
Il dipinto venne eseguito tra il 1460 e il 1465, nel momento in cui Giovanni Bellini si stava distaccando dallo stile tardogotico del padre per avvicinarsi alla sensibilità innovatrice di Andrea
Mantegna. Infatti quest'ultimo aveva già trattato in due riprese il tema del Cristo in preghiera nell'Orto degli Olivi, in un'opera conservata anch'essa alla National Gallery di Londra e della quale probabilmente deriva un disegno di Jacopo Bellini, e nella predella della pala di San Zeno, oggi al Musèe des Beaux-Arts di
Tours. La composizione di Giovanni Bellini presenta le medesime caratteristiche: il Cristo è inginocchiato di spalle, davanti a una roccia, gli Apostoli, pur in posizione diversificate, sono posizionati in primo piano. Teatro dell'evento sacro in ambedue le tavole è il paesaggio che per Mantegna è il luogo dove si verifica la scena storica, mentre per Bellini diviene autonomo. Il minimo dettaglio è tangibile in questa sua opera, nella quale l'elevazione dello spirito è accentuata dalle nubi grigie e dal tramonto rosseggiante, che preannuncia la passione di Cristo. Come nota K. Clarke:" E' dalla luce drammatica dall'alba e del tramonto che Bellini ricorre nelle sue prime opere e in quelle successive ogni volta che vuole rendere con maggiore intensità ed emozione la scena rappresentata". La composizione è organizzata secondo la netta scansione dei piani che rileva l'interesse del pittore per la ricerca di Pietro della Francesca. Ma è soprattutto l'attenzione alla natura, alla quale si aggiunge l'atmosfera mistica, a fare di questa tavola un'opera tipicamente
belliana
Bibliografia
Giovanni Bellini nacque a Venezia intorno al 1432. la sua formazione artistica avvenne, insieme al fratello Gentile, nella bottega del padre Jacopo, rappresentante dello stile
tardogotico. Grazie all'incontro con il cognato, Andrea Mantenga, Giovani Bellini acquistò una più ampia conoscenza spaziale che si arricchì formalmente di una visione più pura grazie all'influenza di Pietro della Francesca, forse incontrato a Ferrara o a Rimini; inoltre la presenza a Venezia, dal 1470 al 1475, di Antonello da Messina gli consentì di acquisire una maggiore attenzione ai toni cromatici. Nel 1480 eseguì la decorazione della Sala del Gran Consiglio del Palazzo Ducale di Venezia, purtroppo andata perduta nell'incendio del 1577. la fama dell'artista si accrebbe molto rapidamente e nel 1483 venne nominato pittore ufficiale della Repubblica. La maggior parte degli artisti del suo tempo si ispirò ai suoi modelli formali e la sua bottega fu una delle più attive e prestigiose dell'intera penisola, e fu frequentata, tra gli altri, da Giorgine e Tiziano. Malgrado l'età avanzata, Giovanni Bellini, si interessò alle novità stilistiche e cromatiche indotte da questi artisti, nonché all'attività veneziana di
Duerer, che esegui la festa del rosario per la scuola de' Tedeschi. In questo clima il pittore veneziano realizzò uno dei suoi maggiori capolavori, la pala dell'arte della chiesa di S. Giovanni Crisostomo a Venezia. Giovanni Bellini Morì nella sua città natale il 29 novembre 1516. |